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Mi sono sentito una vera merda. Una vera merda. Così schifosamente una merda da pensare di andare a costituirmi e, che ci crediate o no, l’ho fatto veramente.
E qui, signori, spero non abbiate bisogno di andare al bagno, spero non vi siate addormentati, spero proprio di no, perché qui, gente, qui arriva il bello. Il nastro sta finendo e io finalmente sto per arrivare al dunque, al quid di questa bella chiacchierata. Siete ciechi, ecco cosa vi volevo dire. Scusate se l’ho presa larga. Parole e parole e parole e saliva e fiato e una notte intera davanti alla telecamera e voi con la luce azzurrina del televisore a brillarvi sulla faccia pallida, mentre subite per fotosintesi tutte le cazzate che vi si propinano. Siete ciechi.
Voi che avete mille occhi per vedere, mille orecchie per sentire, voi che parlate tre lingue e viaggiate per il mondo. Voi che siete pozzi di scienza. Voi che cambiate l’auto ogni cinque anni e il cellulare ogni sei mesi. Voi la verità non la riconoscereste nemmeno se vi pestasse un piede. A voi della verità non importa nulla. Come ai due poliziotti che hanno raccolto la mia deposizione. La mia confessione. La mia condanna a morte. Anzi, la condanna a morte del Pettirosso, non la mia, io forse sarei resuscitato dalle ceneri, anche se non sono una fenice. Invece, anziché morto e risorto, il George che muove i fili della marionetta che adorate è stato bollato come “mitomane”, con sua grande umiliazione.
E io che ci avevo perso il sonno. Io che ci ero stato male di notte e di giorno e anche sul cesso. Io che ci avevo pensato così tanto da ossessionarmi. Io che non avevo capito niente di niente.
Vi ho offerto di fare giustizia, vi ho offerto i miei polsi e la mia libertà e tutte le mie bugie, ma voi avete chiuso gli occhi. Stavo per rinunciare a tutto questo solo per farmi trattare da idiota e sentirmi dire che no, non gliene fregava nulla del costume che avevo portato come prova.
- Te lo compri uguale per 40 sacchi al negozio qua all’angolo, bello! -
- Ne ha uno uguale mio figlio –
Già. Caso chiuso, eh? Ma perché non ci avevo pensato prima? Quale padre vorrebbe vedere la faccia di un criminale sul poster preferito del proprio figlio? Nessuno. Quale ditta rinuncerebbe alla propria gallina dalle uova d’oro dopo aver investito tutti quei soldi in gadgets e pubblicità? Nessuna. Quale povero frustrato cittadino dell’era contemporanea, di ritorno dall’ufficio, sobillato da quel infame del capo, vorrebbe privarsi del suo show serale al TG? Nessuno.
Siete così maledettamente immaturi, così bisognosi di illusioni, perché vi brucia sapere che tutte le promesse delle vostre belle vite erano solo sporche bugie. Pertanto, chi se ne importa della realtà, della verità, creiamoci la nostra di verità, se quella nuda e cruda non ci sta bene.
Prendiamo un bambolotto muscoloso, col casco scintillante e facciamolo il nostro profeta. Lui, con le sue mani forti e ampie ci salverà. Ci solleverà, sarà la nostra rivalsa. Ci incanterà con le sue gesta, potremo tirare il fiato dai pensieri, restare ad ammirarlo a bocca aperta e occhi sgranati, come bimbi davanti al trucco più misero del prestigiatore più infimo.
Mi avete rifiutato la prigione, maledetti, ma ho capito di non essere più libero. Ho capito che io, George, per riscattare voi da un grigiore soffocante che non sapete accettare, non posso più riscattare me stesso. Perché non esisto più e non posso più esistere e non potrei riappropriarmi della mia identità nemmeno se ammazzassi dieci, cento, mille guardie giurate. George ve lo siete mangiati. L’avete immolato, lui e il ratto occhialuto che egli ha ammazzato per far vivere la sua mammina vegetale. Sacrificati in nome del vostro intrattenimento. Dei vostri soldi. Della vostra voglia di vivere in un mondo inesistente. Ora c’è solo Robin, un pettirosso nerboruto di celluloide. Una fotografia sul giornale. Un costume sgargiante, sotto il quale io non esisto, perché non c’è più nessun io. Sotto l’elmetto c’è aria e vuoto. C’è l’aria fritta di una bugia immane. La vostra bugia. La bugia delle vostre vite.
Forse, e devo ammettere di augurarmelo, un giorno non farò più notizia. Diventerò normalità, diventerò ovvietà, monotonia, sarò scontato. Non vi ecciterete più nel vedere il mio costume gettarsi in un palazzo in fiamme per salvare i superstiti e i vostri figli saranno cresciuti. Avranno sostituito il poster del sottoscritto con quello del loro cantante preferito, un allampanato ragazzetto coi capelli tinti, il volto impiastricciato di cerone e rimmel, che predica morte e sangue e merda. Allora, quando vi sarete stancati del costume, allora forse vedrò la fine del tunnel. Potrò liberarmene. Tornare ad essere io, non un prodotto da vendere. Non una sostanza stupefacente per impiegatucoli annoiati. Magari potrò lasciare questo nastro nella cassetta della posta di qualche rete televisiva e allora mi crederete. Vi berrete avidamente ogni mia parola, non vi farete sfuggire nemmeno una goccia del mio discorso, glisserete l’ultima parte probabilmente e poi mi indicherete con biasimo e disprezzo. E forse qualcuno avrà il coraggio di dire che lui, di me, non s’era mai fidato. Che lo sapeva. Che sotto, sotto non ti puoi fidare di nessuno, che alla fine siamo tutti uguali, mentre sull’altro canale va in onda il vostro nuovo profeta. Il nuovo messia. La nuova gallina dalle uova d’oro. Il pollo da spennare finché non rimane nudo con le proprie vergogne. Il futuro capro espiatorio, pronto alla lapidazione. Il mio unico errore è stato offrirmi al lancio delle vostre pietre aguzze prima del tempo. Ma non è questo che vi serve, non adesso, non è questo che volete da me.
Quello di cui avete bisogno ora è che io gonfi il petto e che gridando il mio motto mi getti nella mischia.
- Robiiiiiiin supiiiiiiin!!!! -
Bene. Con questo diciottesimo capitolo, George ci saluta. Spero che la storia vi sia piaciuta, vi abbia divertito, magari fatto riflettere qua e la e spero sia stata raccontata decentemente, anche se, dopotutto, non dice nulla di nuovo e io stesso penso di poter fare (e aver fatto) di meglio. Sono sincero, considerando i commenti sono rimasto abbastanza stupito, penso che la cosa abbia avuto un discreto seguito, sicuramente meglio di quanto avessi previsto quando Zip mi diede l'idea di cominciare questo "esperimento".
Al momento non posso dire se ne seguiranno altri, ma vi ringrazio per l'attenzione.
Robiiiiiin supiiiiiiin!



















