Fatta questa premessa, introduco l'argomento del giorno. Uno speciale del Lost In Blogstation che più speciale non si può.
Adeguandoci al volere del popolo (che si possa infilare tre dita dove non batte il sole), che ha decretato la vittoria della Lega nelle ultime elezioni politiche, oggi analizzeremo l'espressione più leghista (dopo negher, terùn e sgrunt-uga-uga) e nordica che esista: pota!
Caratteristico quanto la tosca maremma maiala, la sicula minchia, o la veneta mona, pota è la forse più tipica espressione del dialetto bergamasco e bresciano (ed è usata abbondantemente anche nel cremasco). Forse questo già lo sapevate, ma scommetto che molti di voi ne ignorano il significato recondito e l'origine.
Pota, infatti, nasce dalla contrazione del termine fiorentino (come direbbe Wikipedia, citazione necessaria: dovrebbe essere fiorentino, ma su questo non ci metterei la mano sul fuoco. Attendo eventuali lumi) "potta", che indicava l'organo sessuale femminile, mentre ora, l'interiezione, è sostanzialmente utilizzata per esprimere rassegnazione nei confronti delle circostanze (es: pota, a me ta mal diset! trad: pota, a me lo dici!).
Tuttavia, nel seguente componimento di Rustico di Filippo, possiamo trovare un esemplare uso del termine originario. Enjoy it!
Quando ser Pepo vede alcuna potta,
egli annitrisce sì come destriere,
e non sta queto: innanzi salta e trotta,
e canzisce, che par pure un somiere.
E come baiardo ad ella si raggrotta,
e ponvi il ceffo molto volentiere:
ed ancor de la lingua già non dotta,
e spesse volte mordele il cimiere.
Chi vedesse ser Pepo incavallare
ed annitrir, quando sua donna vede
che si morde le labbra e vuol razzare,
quelli, che dipo par, non si ricrede:
quando v'ha 'l ceffo, sì la fa sciacquare,
sì le stringe la groppa, ch'ella pede.

Nella foto: Pota!!!





















