author: R0bin @ 10:00
date: mercoledì, 12 marzo 2008
category: libro parade



Il libro di cui vi voglio parlare oggi è molto particolare.
Trattasi infatti de L'ORO IN BOCCA, opera prima di Alice Suella che, tanto per capirci, altri non è che Alicesue, casomai qualcuno ancora non lo sapesse.
Quindi ne parlerò benissimo, altrimenti quella mi tira il collo :°D
Messi da parte gli scherzi, devo ammettere che è molto difficile parlarne. L'ORO IN BOCCA, definito non a caso "neuromanzo", è un viaggio nei meandri deliranti delle menti dei personaggi che lo popolano. Una crociera sulle acque molto mosse dell'alcool di una sbronza coi fiocchi. Una scampagnata tra i pensieri di Talmud, Capitan Piede ed esseri bizzarri che si espongono nello stesso modo in cui si pensano, senza alcun interesse o voglia a dipingersi in modo da farsi capire.
Come ho già detto all'autrice, la mia critica - che è comunque di gusto e assolutamente non di valore - sta proprio in questo, che è al contempo la forza e la "debolezza" del suo romanzo: ti travolge, come una folata d'aria calda quando entri in un locale, in una notte d'inverno, ma non potrai mai dire d'averlo capito fino in fondo. Potrai capirlo solo nella misura in cui sarai tu, con uno sforzo intellettuale (e ciò non è affatto male), ad attribuire un significato alle cose. Perchè in fondo, tendiamo tutti a far nostre le cose con cui entriamo in contatto. E L'ORO IN BOCCA, ve lo garantisco, ha un sacco di punti in contatto con i nostri vissuti.
Una lettura che vi consiglio caldamente. Perchè si tratta di un bel libro, perchè lei è una scrittrice cazzutissima e perchè, finalmente, possiamo leggere qualcosa scritto da una persona che ancora non ha superato i trenta (giusto? Alice, non smentirmi sul più bello!) e credo che sia solo dando la parola ai giovani che diventi possibile toccare la sensibilità degli altri giovani (che sono il futuro, o lo dovrebbero essere) e poter sperare in un futuro meno gramo.
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author: R0bin @ 10:38
date: giovedì, 14 febbraio 2008
category: avvisi, libro parade



Ultimamente mi sto dando (ri-dando, vista la mole di libri che circa un anno fa mi son dovuto pappare per l'esame di Letterature Scandinave) agli autori nordici. Ho cominciato, incuriosito dal titolo, al finlandese Arto Paasilinna e devo dire che il suo IL FIGLIO DEL DIO DEL TUONO non ha per nulla deluso le attese, anzi.
Una sinossi veloce, veloce: gli antichi dei finnici sono scoraggiati nel constatare come il loro popolo li abbia ormai abbandonati per abbracciare la fede cristiana. Rutja, figlio di Uko Ylijumala, il dio del tuono, seguendo le orme di Gesù, decide quindi di incarnarsi nel corpo di un umano per riportare il popolo sulla via della vera fede.
Come potete immaginare, queste premesse annunciano una storia decisamente bizzarra e che, fidatevi, vale tutte le 282 pagine in cui si dispiega. Al di là di questo ve ne parlo per un motivo particolare. Il nostro eroe, prendendo spunto dai comandamenti cristiani (di cui, qualche tempo fa, avevo sottolineato i limiti), stila una lista di comandamente che il buon finnico dovrà osservare con rigore durante la sua vita terrena. Sono solo sei, ma molto interessanti:

1. Ricordati di temere il tuono.
2. Non fare del male ai piccoli.
3. Proteggi la vita.
4. Rispetta i vecchi.
5. Vivi umanamente.
6. Non cedere.

Che ne dite? Io nella loro semplicità li trovo molto belli. Arto/Rutja ha capito che onorare il padre e la madre non toglie il fatto che loro possano essere esseri spregevoli, in alcuni casi. Allo stesso modo è dura non desiderare la donna d'altri, se la donna d'altri è una gran gnocca. Non fare del male ai piccoli, vivi umanamente e non cedere. Sono i tre che preferisco. E c'è pure quel bel "proteggi la vita", tanto attuale, che si lega a quel vivi umanamente e che quindi, a mio modo di vedere, è qualcosa che addirittura supera il "semplice" assunto che la vita sia sacra, come vi fosse insita una certa preoccupazione per la qualità dell'esistenza che le persone poi debbono sopportare.
Insomma, una lettura affascinante che vi consiglio caldamente.

Allungo il post di qualche riga per sottoporre alla vostra attenzione una faccenda che reputo molto importante.
Probabilmente molti di voi leggono anche il blog di Alicesu e già lo sapranno, ma io cerco lo stesso di fare la mia parte, anche se con clamoroso ritardo, magari informando i lettori che non abbiamo in comune.
Come potete leggere nei post dall'11 al 13 febbraio, s'è verificato su Splinder uno spiacevolissimo caso di censura che ha coinvolto il blog Paganesimo. Anche se ormai la vicenda s'è risolta (con quello che io considero un lieto fine, fortunatamente), vi invito a spendere qualche minuto per informarvi su quanto successo, perchè credo che episodi simili non debbano mai passare sotto silenzio.
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author: R0bin @ 16:40
date: sabato, 05 gennaio 2008
category: libro parade



Era un pezzo che non parlavo più di libri.
Un po' perchè, lo ammetto, non mi sento a mio agio nelle recensioni. In genere mi sembra sempre di dire (e leggere) un mucchio di boiate. Non sono un fan della corrente di pensiero che pretende di decifrare in maniera univoca il messaggio trasmesso da una storia. Credo esista il messaggio che voleva veicolare l'autore e che esistano poi un'infinità di messaggi recepiti dai lettori. Ogni storia ci dice qualcosa, parla ad un pezzo di noi e, in quel senso, è solo nostra.

Riprendo però la rubrica perchè non posso non parlare de LA COLLINA DEI CONIGLI (titolo originale "Watership Down"), di Richard Adams. Senza il rischio d'esagerare posso definirlo il libro più bello che abbia acquistato e letto nel 2007 (seppur finito giusto l'altra sera).
Il libro narra le gesta (si, perchè di gesta si tratta) di uno sparuto gruppo di conigli che, sospinto da una profetica visione di sventura di uno di loro, intraprende una piccola epopea per giungere e prender possesso di una nuova conigliera ove prosperare e vivere pacificamente.
Vi dirò la verità: ignoravo assolutamente l'esistenza di questo libro come, prima di acquistarlo, non sapevo nulla del suo autore, Richard Adams. Mi aveva attirato la copertina. Era lì, buttato tra mille e mille altri libri alla Feltrinelli di piazza Duomo a Milano. Quella copertina m'ha preso. Un vero effetto ipnotico. Mi desto, faccio per andarmene che ero in ritardo per un laboratorio, ma poi mi volto e dico "Perchè no?". Lo compro e lo lascio sul comodino, in lista d'attesa, che di letture proprio non mancavo e riesco a prenderlo gli ultimi giorni dell'anno appena passato.
All'inizio resto perplesso. Nella breve sinossi lo accostano a Tolkien, lo accostano ad Orwell. "Esagerati", penso. E invece no. Esagerati un bel niente. Questo Adams, questo cazzutissimo genio di Adams, è riuscito a rendere eroico un branco di conigli fracassoni. Ha reso epico qualcosa di assolutamente banale, piccolo, normale, trascurabile come potrebbe essere la vita di un coniglio. Tolkien, per raggiungere lo stesso risultato, ha dovuto ficcarci in mezzo uomini, hobbit, elfi, orchi, maghi e questo, invece, ha fatto tutto con dei semplici conigli, qualche animale selvatico, un paio di cani e un gabbiano. Senza contare le atmosfere da 1984 (che, tra le altre cose, s'è incrociato con LA COLLINA DEI CONIGLI sul mio comodino, visto che quando l'ho acquistata avevo in corso la lettura della famosa opera di Orwell) perfettamente cucite addosso alla storia, ovviamente a misura di coniglio.
Non aggiungo altro. Sarà che il libro è veramente bello, sarà per via di quella sorta di magnetismo che m'ha catturato quando ne ho visto la copertina (che, purtroppo, non è quella postata), sarà che quando non ti aspetti nulla da una cosa poi ne sei doppiamente soddisfatto ma, davvero, è entrato senza dubbio nel mio pantheon personale.
Si dice sempre "Ve lo consiglio" e nei commenti si legge sempre "Interessante, prenderò nota", così come quando incontri qualcuno inizi la conversazione con "Ciaocomestaibenegrazietu?". Questa volta, però, ve lo dico da cuore. Fidatevi. Prendete nota, davvero però, non tanto per lasciare un commento. Prendete nota anche senza commentare. Perchè magari LA COLLINA DEI CONIGLI non vi piacerà quanto è piaciuto a me, ma vi garantisco che è qualcosa che val la pena di leggere.
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author: R0bin @ 14:19
date: mercoledì, 12 settembre 2007
category: libro parade



GIALLO SUL GIALLO è un libro che m'è capitato tra le mani per caso e posso archiviarlo tra le piacevolissime sorprese. Si, come quei film che vai a vedere giusto perchè non hai nulla da fare e senza aspettarti nulla, ma poi ti sorprendono. Quelli che non hanno niente a che vedere con Captivity, tanto per intenderci.
GIALLO SUL GIALLO segna il debutto da romanziere di Gianni Mura. Si tratta di un bel poliziesco ambientato al Tour de France del 2005. Il realismo del contesto è appena smorzato dai nomi camuffati dei ciclisti veri, comunque riconoscibilissimi (il texano Armstrong diventa Sheldon e così via...) e la narrazione romanzesca si alterna a fantomatici articoli di cronaca riguardo le tappe Tour.
Tra le righe della storia troviamo un sacco di parentesi, tanto che a mio modo di vedere classificare questo libro come un "semplice" giallo sarebbe riduttivo. Mura usa il Tour per raccontarci la sua storia, ma anche per disegnarci la Francia, divaga sulla cucina, evoca pagine storiche del ciclismo e aneddoti, tanto che, alla fine, gli omicidi e tutto il resto restano quasi sullo sfondo, come non fossero la cosa più importante del tutto.
Insomma, si legge bene, l'ho trovato appassionante nei suoi cambi di ritmo improvvisi, è ben studiato, l'ho apprezzato nonostante non sia esattamente un fan del ciclismo (di più, a me ha messo voglia di vedermela qualche tappa del Tour) ed è breve, per cui non vi terrà impegnati per troppo tempo. Tra una lettura e l'altra, vi consiglio di buttarci un occhio.
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author: R0bin @ 16:51
date: martedì, 04 settembre 2007
category: libro parade


Si, la Banana attira.
Insomma, a dirla tutta ho sempre rimandato il nostro incontro perchè, colpa mia che ho i pregiudizi, faticavo parecchio a considerare seriamente una che usa "banana" come pseudonimo. Ma si sa che sono un cazzaro.
Dunque, RICORDI DI UN VICOLO CIECO è una breve raccolta di racconti in cui il tema dominante sono amori struggenti e malinconici, che raramente giungono ad un lieto fine.
Vi dirò, a me questo genere di storie, insomma, le opere sentimentali/esistenziali in senso hardcore (non hardcore nel senso di pornografico, ma di sentimentale/esistenziale "ddibbrutto", per usare un termine tecnico), dove un protagonista triste ci espone tristi elucubrazioni sulla sua triste storia per giungere a conclusioni agrodolci del tipo "sti cazzi, son stato così male che quasi son contento" non è che mi facciano esattamente uscire di testa. Oltretutto, sono un cultore della storia lunga. Il racconto in genere mi lascia sempre un po' così, soddisfatto a metà, non mi da il tempo di affezionarmi a quanto vorrebbe raccontarmi.
Tuttavia, devo dire che si è trattato di una buonissima lettura. Ebbene si, anche se le premesse lo fanno sembrare un controsenso, la Yoshimoto mi ha appassionato. Non tanto per quello che mi ha raccontato, ma per come me lo ha raccontato. La semplicità e al contempo l'efficacia del suo linguaggio, mi hanno davvero disarmato. Ti arriva al cuore diritta, come una freccia, senza tante arzigogolature. E penso che saper scrivere così, comunicandoti in modo tanto forte ed efficacie un sentimento, senza inzaccherare i periodi con tanta robaccia inutile, sia meritevole di stima.
Consigliato. Ma aspettate novembre, magari.
Di certo, dopo questo, qualcos'altro della Banana me lo leggo.
Però, anche lei, chiamarsi Banana... tsk...
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author: R0bin @ 11:09
date: martedì, 29 maggio 2007
category: libro parade



Il libro di oggi è IL FATTORE UMANO di Graham Greene, di cui avevo già letto con piacere UNA PISTOLA IN VENDITA. Qui ritrovo le atmosfere un po' grigie dell'Inghilterra ed un protagonista, Maurice Castle, che un po' mi ricorda l'ispettore dell'altro libro, compassato e ligio al dovere, almeno in apparenza.
IL FATTORE UMANO è un'opera del 1978 e ci mostra la vicenda di un impiegato del Ministero degli Esteri, deputato alla sezione riguardante l'Africa Nera. Siamo di fronte ad una classica spy story sullo sfondo della guerra fredda. La vita estremamente ordinaria di Castle viene turbata quando, a causa di una fuga di informazioni avvenuta nella sua sezione, i suoi principali pongono sotto stretta sorveglianza lui e il suo scanzonato compagno d'ufficio.
Come libro l'ho trovato molto interessante, ben congeniato, ma non aspettatevi scene alla James Bond, l'azione è ridotta al minimo, il tutto si gioca in chiave psicologica. Ciononostante, la palpabile tensione che emerge dalla pagina mi ha tenuto incollato alla lettura ed invogliato a proseguire verso il capitolo successivo. Greene ha uno stile pulito e molto cinematografico nel narrare (non per nulla molti dei suoi romanzi sono diventati film), che non può non essere apprezzato.
Il mio giudizio è dunque positivissimo. Forse abbiamo a che fare con una trama meno coinvolgente, a livello emotivo, rispetto a UNA PISTOLA IN VENDITA, ma non per questo meno avvincente.
Piccolo consiglio: io me lo terrei per l'autunno.
 
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author: R0bin @ 11:08
date: venerdì, 18 maggio 2007
category: libro parade


(Ok, la copertina fa cagare, ma non sono riuscito a trovare di meglio)
IL NEGRO DEL NARCISO è un romanzo di Joseph Conrad del 1897, il suo primo romanzo realmente compiuto, leggo in quarta copertina.
Vi dirò, il mio primo contatto con Conrad fu in quarta o quinta liceo e decisamente non fu dei migliori. Mi fu imposto in lingua originale dalla prof d'inglese con CUORE DI TENEBRA. Mi è sempre andato di traverso, non so se per causa sua o per via dell'imposizione subita, ma essendo uno dei grandi della letteratura mondiale ho deciso che quantomeno dovevo concedergli una seconda chance.
Col NEGRO DEL NARCISO s'è rifatto. Premesso che son per libri un po' più movimentati (uno che si sogna l'Apocalisse col resto, capirete, rischia di annoiarsi facilmente), non mi è dispiaciuto affatto. In questo libro seguiamo le vicende di un equipaggio salpato dall'India per raggiungere l'Inghilterra. Il mare c'è e si sente, come presenza ineluttabile e minacciosa, sia nelle tempeste che nelle bonacce. La vita della nave si polarizza in più occasioni attorno ad un suo bizzarro passeggero, James Wait, un uomo di colore prossimo alla morte che susciterà nei suoi confronti sentimenti ambigui e contrastanti.
Una bella lettura devo dire, forse resa a tratti ostica dalla terminologia utilizzata. Da leggere quando fuori piove.

"E all'improvviso tutte le parole semplici che conosceva parvero perdersi per sempre nell'immensità del loro desiderio vago e bruciante"
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author: R0bin @ 11:17
date: martedì, 15 maggio 2007
category: libro parade


Il libro qua sopra l'ho trovato tra quelli consigliati da Patty Bruce. Lo rigiro sul mio blog perchè è stata una lettura piacevolissima. Trattasi di due opere di Luciano  di Samosata, vissuto nel  II secolo d.C.
La prima, STORIA VERA, è una balla colossale. Riprende la tradizione dei resoconti di viaggio e della storiografia dell'epoca parodiandola, narrando il peregrinare per il mondo e anche per il cielo di una flotta, che si trova così ad affrontare avventure inverosimili ed entra in contatto con le genti più strane e i più assurdi prodigi della natura.
La seconda parte del libro è invece dedicata ai DIALOGHI DEI MORTI. Il filosofo cinico Menippo viene inviato da Diogene nell'aldilà. Disceso senza paura o rimorsi negli inferi, ci mostra le ombre nei loro lamenti per la vita perduta, contrapponendo al loro desiderio vitale la sua rassegnata serenità di fronte alla morte.
Due letture in una, che mi sento anch'io di consigliare. Si leggono alla svelta e con piacere. Forse l'unico ostacolo può essere rappresentato dai numerosi riferimenti ad episodi e personaggi della cultura classica che, ai meno allenati (come lo sono io), può creare qualche difficoltà, ma i testi sono corredati da ampie annotazioni che vengono efficacemente in soccorso al lettore. Insomma, non vi troverete mai nella condizione di non capire di cosa si parla, ecco.

Diogene: E dunque, conciato così, volevi vivere?
Poveraccio: Si! Perchè la luce è dolce, e la morte è orribile e da evitare!
 
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author: R0bin @ 20:33
date: martedì, 08 maggio 2007
category: libro parade


Ecco, quando non trovo le copertine dei libri di cui voglio parlare mi incazzo. E mi succede spesso ultimamente. Di incazzarmi e non solo per le copertine dei libri. In ogni caso, oggi la casa passa MONNA LISA CYBERPUNK di William Gibson.
Il primo contatto con Gibson io l'ho avuto tramite Neuromancer, opera del 1984 che consiglio a tutti quelli che pensano che Matrix sia un film originale.
Vi dirò, l'impressione con cui ne esco è la stessa e terribilmente contrastante: storia arrapante ma che fatica seguirla. Certo, vi deve un po' piacere la fantascienza ovviamente, se non ve ne frega nulla di hacker, realtà virtuali, culture suburbane , o cappotti di pelle borchiati potete tranquillamente buttare l'occhio e i soldi altrove.
Il problema essenziale riscontrato (almeno dal mio punto di vista) in entrambi i libri è la scarsa propensione di Gibson a descrivere le sue invenzioni. Insomma, se l'autore di un libro di fantascienza ti mette di fronte al superpropulsore firedesk ad impulsi elettromagnetici o qualcosa di simile, beh... optimum sarebbe che ti spieghi: a) cos'è b) com'è fatto c) a cosa diavolo serve. Che, forse, sembra una cosa scontata, ma Gibson in genere non lo fa. Resti così spiazzato (o almeno, io ci son rimasto, sarò povero di fantasia, che vi devo dire...) di fronte a qualcosa che non sai collocare e di cui non rischi di non capire a lungo la funzione. Fu per questa ragione che Neuromancer, nonostante tutta la buona volontà di questo mondo (perchè la storia mi acchiappava parecchio), l'ho abbandonato a metà. Monna Lisa Cyberpunk, invece, con qualche sforzo son riuscito a finirlo, ma la sgradevole sensazione di brancolare nel buio l'ho avuta fino all'ultima riga dell'ultima pagina.
Ci viene presentato un intreccio di storie che coinvolgono degli hacker, un'attrice importante e una prostituta che le rassomiglia, una ragazzina giapponese in trasferta a Londra, una letale killer e penso di non aver dimenticato nessuno. A far da sfondo alle loro vicende un intrigo che li coinvolge, direttamente o non. Vi lascio con un pezzo tratto da pag 214:

Lui lo sta cambiando, quel cazzo di governo. Sta ridistribuendo il potere come meglio gli gira. Informazioni. Potere. Dati di base. Mettit tutto questo in mano ad un uomo solo...

Meno male che è tutta finzione... ehm...
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author: R0bin @ 10:20
date: venerdì, 20 aprile 2007
category: libro parade

Ebbene si, torna l'appuntamento con la Libro Parade.
L'ultimo fu il 27 febbraio, è passato un po' di tempo. Allora mi si chiedeva quanti diavolo di libri riuscissi a leggere e poi la rubrica è praticamente scomparsa. Non è che abbia smesso di leggere per un attacco di pigrizia, eh... semplicemente mi trovavo alle prese con la sfida delle sfide: leggere Il Signore degli Anelli di Tolkien. Premetto che non ho grande considerazione per questo libro, o meglio, è senza dubbio un capolavoro per la storia raccontata e l'accuratezza con cui viene resa sulla pagina, è il modo, la regia che vi sta dietro che, a me personalmente, sta parecchio indigesta.
Ce l'avevo quasi fatta ma poi, arrivato alla prima pagina de Il Ritorno del Re, ho deciso di prendermi una pausa. Frodo potrà aspettare che le mie voglie si rinvigoriscano.
Nel frattempo in due giorni mi sono pappato due libri.
Il primo è


un bel noir dalle atmosfere fuligginose che si legge in un lampo, edito da I Sognatori. La storia, narrata in prima persona dal protagonista, il detective privato River Crane, ci pone di fronte all'efferato delitto di una suora, in cui viene implicato il fratello della stessa. Crane viene assoldato per scagionarlo e al suo fianco, pagina per pagina, scopriremo tutti i retroscena del delitto. Come dicevo, il libro mi ha colpito soprattutto per la forza con cui vengono rese le atmosfere urbane e suburbane. Non siamo di fronte a quei gialli cervellotici (e di questo rendiamo grazie all'autore) in cui il più delle volte ci si perde in un intreccio che mai ci convince davvero, nemmeno una volta che ce l'hanno svelato. Ne abbiamo quindi un libro godibilissimo e di veloce lettura, adatto anche a quelli che "eh, vorrei leggere, ma non ho mai tempo".
Il secondo libro invece è

(per dinci! Non riesco a trovare una copertina...) IL COLORE DEL SOLE di Camilleri, l'autore di Montalbano, nel caso ci fosse bisogno di specificarlo. Ecco, anche questo me lo sono bevuto. Come tutti i libri di Camilleri. I suoi racconti hanno qualcosa di speciale. Non sono mai libroni, badate bene, si assestano sempre sulle 120 pagine circa, ma io proprio me li pappo in mezza giornata. E' come se ogni pagina ti spingesse a leggere la successiva. E poi dentro hanno il sapore della sua terra, la Sicilia, che la senti eccome, coi suoi profumi e i suoi colori. In questo libro il celeberrimo commissario viene accantonato e protagonista della vicenda diventa Camilleri stesso, che ci illustra alcuni sprazzi della vicenda di Caravaggio, il pittore.
Un libro sicuramente atipico, ma che non può mancare sullo scaffale di chi aprezza Camilleri.
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