author: R0bin @ 11:07
date: martedì, 31 ottobre 2006
category: riflessioni, cazzate, satira, attualità, società

E' autunno e cosa cadono? Le foglie, direte voi. Antichi, vi rispondo io. Al giorno d'oggi, d'autunno, cadono i vestiti delle tipozze nude sui calendari. Puntualmente comincia l'invasione. Tette e culi per tutti i giorni dell'anno, abbastanza per diventarne ciechi, tanto che queste opere d'arte le dovrebbero sponsorizzare oculisti e negozi di ottica, per l'accidenti.
Ed è proprio questo il punto! L'arte! Una volta esisteva quello che veniva chiamato "nudo artistico". Ora invece abbiamo questo:


(la gentil pulzella è, al secolo, Keeley Hazell, chi sia non lo so, bisognerebbe chiederlo a Repubblica.it, che ci sta deliziando con le anteprime degli almanacchi preferiti dai camionisti)
Oppure questo:

Ma voi mi spiegate dove sta l'arte?
Negli strabordanti "missili pettorali" della carissima Keeley o nel carnoso canotto delle labbra della Gregoraci?
Non voglio fare il radical chic, dopotutto una bella figliola ignuda sulla parte fa sempre la sua porca figura, soprattutto quando può esibire argomentazioni come quelle mostrate qui sopra, ma c'è davvero bisogno di scomodare fotografi di fama, truccatori (e photoshop ghghghgh...) per fare foto del genere? La maggioranza dei calendari penso siano decisamente volgarotti, sopratutto per mancanza di materia prima. Eh, si, perchè le gnocche nel mondo son numerose, le donne di fascino poche. E se gnocca, in qualche modo, nei limiti del possibile, lo puoi pure diventare, il fascino non lo compri in alcun modo. O ce l'hai o non ce l'hai, non c'è bisturi che possa dartelo. Come dire, la qualità batte sempre la quantità. E questo, secondo me, lo si verifica molto bene nei calendari, la cui qualità s'è molto abbassata da quando è cominciata l'invasione.
Se mi concedete il torpiloquio, questo è materiale da sega, inutile girarci attorno. E mi piacerebbe sapere se le protagoniste dell'autoerotismo di noi italiani ne siano consapevoli.


Nella foto: vai così, che sei sempre il migliore! (E, se te lo dice un anticlericale comunista mangiabambini come il sottoscritto, credici!)

 
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author: R0bin @ 10:24
date: lunedì, 30 ottobre 2006
category: the robin

- 7 -

 

A caval donato non si guarda in bocca, giusto? Johnson era un figlio di puttana, ma era il figlio di puttana che voleva farmi fare il botto. Oh, quante, quante volte ho carezzato l’idea di spifferare tutto, quante volte la lingua mi ha formicolato nella bocca ed era sul punto di sputare la verità. Anche quella sera, quella sera maledetta che mai dimenticherò finché avrò vita, la sera della mia prima apparizione televisiva. Erano passati sette giorni dal mio primo contatto notturno con Johnson, sette giorni di rimorsi, dubbi, paure, sette giorni in cui ho fatto di tutto per tenere lontana da me l’idea del mio debutto davanti a milioni di telespettatori. Ho addirittura rammendato lo strappo che la puttanella mi aveva lasciato nel costume. Mi sono infilato quello schifoso ago almeno una decina di volte nel dito dannazione. Niente però riusciva a distogliermi dalla consapevolezza che stavo attendendo i miei quindici minuti di gloria per far bere alla gente tante di quelle bugie che mai ne avevo raccontate di così numerose in tutta la mia vita. Odio mentire, anche quando ci sono costretto. E quando Johnson è venuto a trovarmi nel mio camerino per assicurarsi della versione dei fatti riguardo il nostro incontro che avrei esposto alla conduttrice, la voglia di sputarla quella dannata verità m’è saltata addosso. Ma l’avrei dovuta sputare sull’uomo che stava per fare la mia fortuna e a nessuno interessa la verità. Me ne vergognerò a vita, si, ma so anche che senza quelle menzogne il mio sogno non si sarebbe mai realizzato. La gente non vuole la verità, la gente vuole che le si raccontino le cose in modo che possano piacerle.
Da questo punto di vista, perché proprio io mi sarei dovuto immolare sull’altare dei giusti, quando al mondo ne sono rimasti così pochi da non contare più nulla? Quanti se n’erano approfittati prima di me? E quanti se ne sarebbero approfittati, anche dopo una mio clamoroso moto di onestà? Tutti. Credetemi. Nessuno si immolerebbe. Darvi quel che volete sentire dopotutto è così facile. Al momento è anche divertente. Poi ti divora l’anima, perché ti rendi conto che ti sei barricato in un castello di carte. Basta poco a farlo cadere. Anche solo un soffio.
L’occasione ha fatto di me un eroe. Non era un talento che prima o poi sarebbe sbocciato. Non dovete credere alle puttanate che dico alle televisioni per farmi bello. Sono un eroe solo grazie al caso e ai giornali che hanno voluto far di me una leggenda metropolitana, il giustiziere dal petto rosso. Forse con una canottiera di diverso colore sarei stato meno appariscente e non avrei scatenato la fantasia di quegli scribacchini.
Non sempre l’essere eroi è una questione fisiologica. Qualsiasi altro fesso avrebbe potuto scegliere di essere un eroe mille volte migliore di me, se solo ne avesse avuto l’occasione.
Questo lo dico per voi, figli di papà, nati con la camicia e un futuro brillante per il quale non avete dovuto versare nemmeno una goccia di sudore. Voglio che quando vi guarderete allo specchio gigantesco del vostro bagno padronale possiate riconoscere il pezzente che c’è in voi e il fatto che avete solo avuto fortuna. Intesi?
Io, quella notte, e tutte le numerose nottate a venire, in qualità di ospite televisivo ho detto quelle cazzate solo perché diversamente mi avrebbero sommerso di verdura marcia. Ho detto le cazzate che volevate sentire e questo dovrebbe farvi riflettere su quale cazzo di mondo avete nella testa voialtri.
Mi hanno posto un sacco di domande assurde e io rispondevo e dentro il costume sudavo. Non era per i riflettori, no, era per la vergogna, la vergogna di sentire le mie labbra pronunciare con disinvoltura le stronzate che i media vi danno in pasto ogni fottuto giorno.
I miei genitori credo che vi abbiano ricordato i coniugi Kent e scommetto che ogni qual volta che vi si è seduto accanto un nerd occhialuto del cazzo voi abbiate pensato e sperato si trattasse del sottoscritto, eh?
Dio mio quanto mi odio per aver detto quelle cose! Ma la colpa è vostra, la colpa è vostra cazzo. Perché già sapevate cosa avreste sentito da me, perché io già sapevo quel che voi avreste voluto sentire e non avreste ascoltato altro che andasse contro all’immagine che vi eravate fatti di me neppure se fossi venuto ad urlarvelo nelle orecchie. L’unica briciola di verità in due ore di programma televisivo l'avete vista quando quel ometto magrolino, calvo e coi baffoni, s’è alzato dal pubblico e incazzatissimo mi ha gridato che ero un ladro bastardo ed un imbroglione. Ho scoperto dopo che era il proprietario del negozio di costumi da cui mi ero preso il mio. Era l’unico che avesse detto qualcosa di vero e giusto e voi l’avete fischiato e gli avete urlato di stare zitto, prima che i bestioni della sicurezza lo portassero via. Quattro gorilla senza cervello per un solo uomo più sottile della stoffa che lavorava. Ecco qual è la fine dei giusti nel vostro mondo di merda.
Per essere il vostro beniamino ho dovuto ingoiare quel po’ di orgoglio che un uomo come me poteva pretendere di avere. Sappiate che vi odio, anche se qualche volta vi salvo la vita e vi regalo qualcosa da raccontare agli amici. Voglio che mi guardate mentre lo dico e voglio che cerchiate di fingere che non vi sia una telecamera tra noi. Voglio che fingiate che siamo faccia a faccia e voglio che abbiate il coraggio di svuotare la testa da tutte quelle cazzate che ci avete ficcato dentro per convincervi che quel mondo luccicante e pulito in cui pensate di vivere sia reale. Voglio vedervi affrontare la realtà nuda e cruda, come sarebbe toccato a me affrontarla senza questi poteri del cazzo, mentre ve lo dico. Io vi odio.

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author: R0bin @ 10:16
date: domenica, 29 ottobre 2006
category: calcio



... ma col nemico non ha pietàààààà!
ROOOAAAAAR!!!!!
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author: ZipDiPunto @ 16:03
date: venerdì, 27 ottobre 2006
category: politica, riflessioni, libri, storia

Ieri a Porta a porta si è discusso del nuovo libro di Giampaolo Pansa, il libro intitolato La grande bugia riprende un percorso iniziato nel 2002 con "I figli dell'Aquila" e proseguito con "Il sangue dei vinti" e "Sconosciuto 1945", un percorso non di revisione, ma di analisi di periodi storici sui quali si è per troppo tempo taciuto per rimarcare le colpe di alcuni, e le ragioni di altri. (Foibe, prelevati ed esecuzioni di massa) L'ultimo libro di Pansa non ho avuto occasione di leggerlo, ma ieri durante la trasmissione ho visto le contestazioni fatta da alcuni ragazzi alla presentazione del libro, e le parole dell'Onorevole Caruso e mi sono messo le mani nei capelli.

Pansa, ma soprattutto storici contemporanei hanno appurato che dopo il 25 aprile vi sono stati sopprusi sui vinti da parte dei vincitori, ma con questo non sono andati contro la resistenza, come dice quel detto? Non facciamo di tutta l'erba un fascio! Tra i partigiani ci sarà stato qualcuno che sicuramente era spinto da bieco interesse, e che non voleva liberare l'Italia, ma voleva che il comando passasse ad altri.

Ma la resistenza è stata libertà... ed è anche libertà di dire tutto... In un movimento così ampio come la resistenza partigiana ci sarà stato qualcuno che si fa prendere la mano, non è che un movimento per quanto giusto viva di vita propria. Le stragi di innocenti fatte dopo la fine della guerra devono essere note a tutti!

Come si può credere che esistano valori assoluti come il bene ed il male? Perchè non dire quello che è accaduto? I partigiani non lottavano forse per questo? Hanno combattuto per la libertà di tutti e censurare la storia sarebbe uno sgarbo alla loro memoria.

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author: ZipDiPunto @ 11:49
date: venerdì, 27 ottobre 2006
category: cultura, blog, università, blogstation, lost in blogstation

Eccoci al nostro angolo intelletualistico, con la parola del giorno che è:

GANIMEDE: s. m. Giovane galante bello e ricercato; SIN. Bellimbusto, vagheggino. ETIMOLOGIA: dal nome del giovinetto (lat. Ganymedes, dal greco Ganymédes) amato da Zeus che, secondo la mitologia, per la sua bellezza fu fatto coppiere degli dei.

Per consultare le altre parole della rubrica Lost in BlogStation potete cliccare nel banner presente nella colonna a destra.

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author: ZipDiPunto @ 10:18
date: giovedì, 26 ottobre 2006
category: riflessioni, sport, uomini, attualità

Forse non avrà più le gambe, ma Alex Zanardi ha due palle mica da ridere. Certo, per fare il pilota di auto da corsa, devi per forza essere uno che di coraggio ne ha da vendere, ma dopo un incidente come quello che gli è occorso tutti si sarebbero aspettati un suo ritiro a vita sedentaria, e nessuno avrebbe avuto niente da obbiettare.

Ed invece lui ha continuato a fare quello che gli riusciva meglio, guidare, andare forte, forse era il suo sogno da bambino, e perchè un handicap deve bloccare i sogni? Un esempio di perseveranza e di determinazione, una persona che ha sofferto e che sorride, una persona alla quale tutti dovremmo guardare con ammirazione.

Ora dopo le esperienze nella formula cart il 26 novembre tornerà alla giuda di una formula uno, più precisamente una BMW_SAUBER.

Per tutti quelli che vogliono mandargli un "in bocca al lupo" o dirgli qualcosa è stata attivata questa casella e-mail alex@alex-zanardi.com

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author: R0bin @ 11:09
date: mercoledì, 25 ottobre 2006
category: politica, riflessioni, attualità

A parte che a me, sta onomatopea per l'esplosione, fa davvero schifo. Che esplosione è "BOOOM!"??? Se penso all'esplosione, io penso ad un, che so, "TWOOOON!", mica "BOOOM".
In ogni caso, l'introduzione è legata alla goffa gaffe (oh, che bel gioco di parole) di monsieur Diliberto che, invitato dalla Bignardi, alla domanda se avessse preferito trascorrere una serata a villa della Certosa col Cavaliere (dello Zodiaco, lol XD) o al Billionaire di Briatore, ha risposto "Al Billionaire ma imbottito di tritolo".
Orsù, oramai si sa come funziona, scandalo, peste e corna, chi più ne ha più ne metta. Un deputato di "Italia, Forza", al secolo Giorgio Jannone, informato dell'infelice uscita, ha subito diramato un'allarmata nota in cui ha definito la, come dire, cazzatona del Dili "apologia del terrorismo". E minchia! Adesso ce li troviamo in casa sti kamikaze?!?
Che dire, io rido per non piangere. Dopotutto, a queste infelici uscite, sono abituato. Non è lontano il tempo in cui un certo Presidente del Consiglio dispensava battute a destra ma soprattutto a manca, senza preoccuparsi molto di come quei maledetti comunisti avrebbero strumentalizzato le sue parole. Io mi son beccato pure del coglione ma, in fin dei conti, l'ho presa sul ridere.
Quel che mi infastidisce però è come questa gente, che sia di destra o di sinistra, proprio non lo vuol capire che, essendo dei personaggi pubblici che stanno dove stanno grazie al voto dei cittadini, non possono esprimersi come facevano quando erano al circolino. Le indignate reazioni, quali quella di Jannone, a me fanno quasi più ridere di queste tristissime battute, ma ciò non toglie che, un personaggio pubblico, che si esprime tramite un mezzo di comunicazione di massa, dovrebbe imparare a darsi un contegno.


Nella foto: e poi ammazzarsi per sto qua, dai Dili, manco fosse una bella gnocca!
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author: ZipDiPunto @ 16:35
date: martedì, 24 ottobre 2006
category: cinema, film, internet, società

Voglio presentarvi questo interessante progetto, che ha subito attirato la nostra attenzione. Due come loro è il primo live action movie anime related prodotto in Italia.

Questo live action movie si propone di far conoscere, interpretare, razionalizzare alcune delle idee che il mondo occidentale ha sul Giappone attraverso alcuni temi principali: la comunità italiana in Giappone, i giovani dell'underground, il Giappone classico (religione e cultura), il sistema scolastico, la culla della tecnologia. Il tutto attraverso una storia fresca e divertente. Eccovene una breve trama:

Lui e Lei, nati e vissuti in Italia,non si conoscono e dovranno attendere un fortuito incontro,a migliaia di chilometri di distanza da casa, per creare i presupposti per una nuova vita insieme.

I quattro mesi trascorsi dai due ragazzi a cercare di ritagliarsi un proprio spazio all’interno delle molteplici sfaccettature del Giappone moderno, introducono un mese intenso e ricco di avvenimenti che porterà Lui e Lei a confrontarsi con lo studio, il lavoro, le amicizie, una forte spiritualità, l’amore, mettendoli faccia a faccia con la realtà.

Giunti in Giappone per realizzare i loro sogni si ritroveranno immersi in una cultura in forte contrasto con la propria, nella quale cercheranno di inserirsi con non poche difficoltà.
Sarà fondamentale l’aiuto di figure come il bonzo, il veggente e l’amica del cuore, stereotipi che attingono dall’immaginario collettivo degli anime, per guidare i loro passi. In particolare nella vita di Lui giocherà un ruolo estremamente importante, l’incontro con l’insegnante di giapponese (Takashi Sorimachi?)

Intrecci amorosi, amicizie rovinate, rivalità e gelosie, caratterizzeranno i rapporti tra i personaggi. L’instabile equilibrio sarà il filo conduttore degli eventi.

Lei, studentessa di arte e cultura giapponese, laureata all’università di Venezia con la passione per il cosplay, si è da poco trasferita a Kyoto per un corso di perfezionamento. Grazie ai viaggi effettuati in Giappone, grazie alla sua passione per il cosplay, ha già alcune amicizie e sente il Giappone come una seconda casa.

Il ragazzo, un musicista italiano, dopo aver preso contatto tramite internet con un paio di giapponesi diventati ormai suoi ottimi amici, decide di partire per il Giappone. Visto il gemellaggio con la sua città natale sceglie Kyoto come destinazione. Non parla la lingua, ma vuole a tutti i costi diventare una star. Trovata ospitalità da un monaco di un tempio buddista ed iniziato un corso di giapponese all’università, sarà grazie all’aiuto dei suoi amici che riuscirà a realizzare il suo sogno.
Con esso troverà forse anche l’amore?

Visitate il sito internet dedicato al progetto: www.2comeloro.com 

He and She, born and bred in Italy, don’t know each other and will have to wait for a fortuitous encounter at thousands of miles from home to create the presupposition of a new life together.

The four months spent by the two characters trying to cut out their own space within the several facets of modern Japan, introduce an intense month, full of events which will confront He and She with their study, work, friendship, a strong spirituality, love, setting them face to face with reality.

Arriving in Japan, they will find themselves immersed in a culture in strong contrast with their own, in which they will try to find their place, albeit with great difficulty.
Help from characters such as the monk, the soothsayer and the best friend, taken straight out of the stereotyped anime character pool, will be fundamental to guide their steps. In particular an extremely important role will be played by His Japanese teacher (Takashi Sorimachi?)

Entwined love stories, ruined friendships, rivalries and jealousies, will define the relationships between the characters. Such an unstable balance will be the main thread of the story.

She is a student of Japanese art and culture, graduated at the University of Venice, and She’s a dedicated cosplayer. She has recently moved to Kyoto for a postgraduate course. Thanks to previous trips in Japan, thanks to her dedication to cosplay, she already has a few friends and considers Japan as a second home.

He, and Italian musician, decides to leave for Japan after getting in touch with a few Japanese peers and making friends with them. Since his native city is twinned with Kyoto, that is his chosen destination. He doesn’t speak the language, but he wants to become a star at all costs. Hosted by a Buddhist monk, he enrolled on a Japanese course at university, thanks to help from his friends he will be able to make his dream come true, and maybe even find love.

Go to: www.2comeloro.com 

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author: R0bin @ 10:08
date: martedì, 24 ottobre 2006
category: riflessioni, cazzate, università

... in compenso siamo circondati dai titoli. Onorevoli, cavalieri, dottori. E gli epiteti: egregio, spettabilissimo, gentilissimo. Ma perchè? Che ne so io se Tizio merita d'esser definito egregio. O gentile/gentilissimo. Se devo scrivere una mail ad un docente è bene iniziare con "Gentile docente". Si, ma se poi questo manco mi risponde, non è affatto gentile, men che meno gentilissimo.
Ma quello che, forse, tra tutti, ritengo più assurdo è il "magnifico" riferito ai rettori universitari. Magnifico? Magnifico??? Ma magnifico de che? Che ha fatto nella sua vita per essere magnifico? Quel tal Lorenzuccio si diede parecchio da fare per essere ricordato come "Magnifico", e con la lettera maiuscola, mica cazzi. Il rettore che farà mai per meritarsi, sulla fiducia, il titolo di magnifico? Sa tirare le punizioni come Recoba? Ha la voce di John Lennon? I muscoli di Tyson? E se un qualsiasi rettore di una qualsiasi università è magnifico, come bisognerebbe aggettivare gente come, che so, tanto per rimanere nell'ambito della scienza/cultura, Einstein, Dulbecco, Rita Levi Montalcini, André Gide, Hemingway...
Sogno un mondo scevro di formule di rito. E' chiedere troppo? Mi sa di si, il narcisismo è un peccato difficile da estirpare.


Nella foto: lei, invece, si che è magnifica!
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author: R0bin @ 23:53
date: lunedì, 23 ottobre 2006
category: sfoghi



OHMMERDA!

So io perchè...
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